Jazz e natura, un abbinamento da gustare en plein air con “Altipiani“, la rassegna di concerti ideata e organizzata dall’associazione Time in Jazz (artefice dell’omonimo festival di Berchidda) nell’ambito di “Foreste Aperte“, l’iniziativa promossa dall’Ente Foreste della Sardegna e dagli Assessorati regionali del Turismo e dell’Ambiente: escursioni, visite guidate, eventi culturali e di spettacolo per scoprire e valorizzare nell’arco di sei weekend fra aprile e maggio altrettante foreste demaniali della Sardegna.
Il titolo “Altipiani” allude al contesto montano e allo strumento al centro della rassegna: il piano solo è infatti il leitmotiv della serie di concerti che, dopo Dado Moroni e Luca Mannutza, protagonisti dei primi due appuntamenti (rispettivamente nella foresta dei Sette Fratelli e in quella di Marganai), questa domenica (26 aprile) fa tappa nella foresta demaniale Pixinamanna. Al centro dell’inconsueta ribalta, a partire dalle ore 16, uno dei nomi di primissimo piano del jazz “made in Italy” degli ultimi trent’anni: Antonello Salis.
Prossimo appuntamento per “Altipiani”, domenica 3 maggio, con Bojan Z (al secolo Bojan Zulfikarpasic, serbo di nascita, francese d’adozione), in concerto nella foresta Crastazza (Bitti).
Classe 1950, sardo di Villamar, Antonello Salis ha mosso i primi passi della sua carriera sul fronte del beat e del rock suonando, tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, in diversi gruppi della scena isolana dell’epoca prima di approdare, nel 1973, all’esperienza Cadmo col bassista Riccardo Lay e il batterista Mario Paliano: uno dei capitoli più interessanti della storia del jazz italiano del tempo. Con il trasferimento del trio a Roma, nel 1975, il bagaglio di esperienze si arricchisce attraverso le collaborazioni con musicisti come Massimo Urbani, Maurizio Giammarco, Tommaso Vittorini, Roberto Gatto. Ma sarà soprattutto l’incontro con Lester Bowie a segnare un’impronta profonda nel percorso di Cadmo e del suo pianista-tastierista.
Nel 1977 Antonello Salis inaugura un duo (tuttora in attività) con un altro sardo, il sassofonista Sandro Satta; un anno dopo fa il suo debutto in piano solo, entra a far parte del Grande Elenco Musicisti diretto da Tommaso Vittorini e, nel 1979, nel quartetto di Marcello Melis, con cui suonerà per diversi anni. Si precisa così la sua identità artistica: un’identità che sa esprimersi compiutamente sia al pianoforte che alla fisarmonica (lo strumento sul quale aveva imparato da bambino i primi rudimenti musicali e che riscopre alla fine degli anni Settanta), trovando la sua dimensione ideale nel solo e in formazioni ristrette: per esempio, nel trio P.A.F. con Paolo Fresu e Furio Di Castri, nel duo con Gérard Pansanel o in quello appunto con Sandro Satta.
La sua straordinaria versatilità lo porta calarsi con naturalezza nei più diversi contesti: nel curriculum di Antonello Salis ecco dunque tante esperienze al fianco di nomi eccellenti della scena jazz italiana (Enrico Rava, Paolo Fresu, Massimo Urbani, Riccardo Fassi, Paolino Dalla Porta, Rita Marcotulli, Pino Minafra) e di quella internazionale (Evan Parker, Javier Girotto e gli Aires Tango, Anouar Brahem, Michel Portal, Lester Bowie e l’Art Ensemble Of Chicago, Don Cherry, Don Pullen, Billy Hart, Ed Blackwell, Billy Cobham, Han Bennink, Nana Vasconcelos, Cecil Taylor, Pat Metheny); ma ecco anche le collaborazioni in altri ambiti musicali (in concerto o in studio di registrazione con Pino Daniele, Ornella Vanoni, Teresa De Sio, Denovo, Paola Turci, fra gli altri), o al servizio della danza (Roberta Garrison, Teri Weikel, Alessandro Certini) e del teatro (Remondi e Caporossi, Lucia Poli, Leo De Berardinis). Riflesso di tanti impegni, un lungo elenco di partecipazioni a festival nazionali e internazionali, e un palmarès ricco di riconoscimenti: il premio “Django d’or” 2005 per l’Italia come musicista affermato, il Premio alla carriera all’European Jazz Expo 2008 di Cagliari e il Top Jazz 2008 come miglior strumentista alle tastiere-piano-fisarmonica
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