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Diagnosi della polmonite: un test rapido può salvare la vita

Sono circa 7000 in Italia gli adulti che ogni anno muoiono di polmonite. Malattia spesso sottovalutata, a tuttoggi rimane la principale causa di morte in pazienti affetti da complicazioni respiratorie insorte anche in conseguenza di una semplice influenza stagionale.
Ma la polmonite è stata definita anche dall’Unicef e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il “killer dimenticato” dei bambini: è infatti la principale causa di mortalità tra i bambini sotto i cinque anni di età, al ritmo di oltre 4.000 decessi infantili al giorno nel mondo.
La causa più comune di polmonite è rappresentata dallo Streptococcus pneumoniae; esistono tuttavia una vasta gamma di patogeni che vanno dai virus ai parassiti, che sono responsabili di questa patologia.
Ecco quindi l’importanza “vitale” di poter contare su nuovi ed efficaci metodi di diagnosi della polmonite.
Eurospital grazie alla sua esperienza in campo diagnostica, ha sviluppato il kit EuSepScreen, disegnato per ottenere la più alta sensibilità e specificità nella determinazione della maggior parte delle malattie batteriche invasive (meningiti, sepsi, diagnosi polmoniti, ecc.) sia del bambino che dell’adulto utilizzando direttamente campioni biologici quali sangue, liquor, liquido pleurico, liquido sinoviale o qualunque altro liquido o materiale biologico umano normalmente sterile.
I risultati ottenuti con questo tipo di diagnosi di polmonite hanno permesso di dimostrare una specificità del 100% (nessun risultato falso positivo) sia quando utilizzati a partire da liquor che quando utilizzati a partire da sangue intero o altri liquidi biologici umani. La sensibilità del metodo nei confronti del metodo colturale è apparsa doppia (sensibilità del 200%) nel caso delle meningiti e, per quanto riguarda lo pneumococco, circa 10 volte più elevata (sensibilità del 1000%) nelle polmoniti garantendo un’assoluta garanzia per la diagnosi delle polmoniti

Il Cuscino Allattamento in pula di farro fa bene anche alla cervicale.

Nato per alleviare le fatiche di mamma il cuscino si impiega per gli usi più disparati. Il cuscino si adatta perfettamente alla forma della testa, del corpo e alla posizione assunta. Interamente cucito a mano è realizzato con due fodere di cotone: l’interna contiene l’imbottitura, mentre l’esterna è lavabile tutte le volte che si vuole a mano o in lavatrice a 40°.

Cuscino AllattamentoIl Cuscino Stella è stato adottato da molti ospedali, centri di sperimentazione neonatale, reparti di maternità e nidi per permettere alle neo-mamme di allattare con un ottimo aiuto. Inoltre è utilizzato
in molti corsi di rilassamento Pre-Parto come sostegno negli esercizi ed anche in quelli Post-Parto e di massaggio neonatale come “contenitore” e supporto all’allattamento. Molti fra Pediatri e Ostetriche in tutta Italia lo consigliano alle donne.

Infanziabimbo S.r.l.
Via Roma 139 – Ottaviano (NA)
Tel. 0818278270
www.infanziabimbo.it

Nasce JOHNSON’S PEDIATRIC Oil Protection, la nuova linea JOHNSON’S a base di olio per la pelle del neonato

Al momento della nascita, la pelle del tuo bambino è ancora indifesa e facilmente esposta a irritazioni, infezioni e tossine.

Per questo la pelle del neonato ha bisogno di una protezione appropriata ed efficace, fin dal primo giorno di vita. Per rispondere a questa esigenza di protezione JOHNSON’S ha lanciato la linea a base di olio per la pelle del neonato JOHNSON’S PEDIATRIC Oil Protection: Bagno Olio, Pasta Protettiva, Crema Freddo e Vento, Crema Fluida.

Grazie al contenuto di Baby Olio Alta Qualità, un olio minerale ad elevato grado di purificazione (tipo farmaceutico), questi prodotti evitano la disidratazione della pelle del tuo bambino aiutandola a mantenere il livello di acqua ottimale e a costruire un’efficace difesa da aggressioni esterne.

Tutti i prodotti della linea JOHNSON’S PEDIATRIC Oil Protection sono testati

da Dermatologi Pediatri della S.I.Der.P (Società Italiana Dermatologia Pediatrica) e disponibili in farmacia.

Scopri tutte le proprietà dell’olio minerale Baby Olio Alta Qualità.

Il peggior nemico del sorriso? Il fumo

Nonostante quella che per molti, anche fumatori, è stata un’ottima legge, il divieto di fumo nei locali pubblici, il numero di fumatori in Italia non accenna ad avere una sensibile diminuzione. Ciò è dovuto principalmente a due fattori: l’aumento delle fumatrici e l’abbassamento dell’età della “prima sigaretta”: donne e ragazzi, spesso giovani adolescenti, contribuiscono a mantenere il numero di fumatori in Italia piuttosto alto.

Senza entrare nel merito della pericolosità del fumo e delle sue conseguenze più gravi dal punto di vista fisico, qui si vuole porre l’attenzione alla sua “pericolosità estetica” ovvero ciò che il fumo comporta e che non possiamo nascondere.

Il fumo è il peggior nemico dei nostri denti insieme ad alcuni alimenti che contribuiscono a macchiarli ed i denti ingialliti non sono proprio il massimo da mostrare. Ci sono diversi tipi di rimedi per sopperire a questa situazione poco piacevole che sono sia di automedicazione che di ricorso a specialisti.

Nel primo caso la prima buona regola è quella di lavarsi i denti alla fine di ogni pasto ed una volta al giorno servirsi del filo interdentale che aiuta a pulire più a fondo la bocca; inoltre evitare di bere troppo caffè e bibite con coloranti che sono tra i principali responsabili dell’ingiallimento dentario. Ora sono disponibili anche presso farmacie e supermercati dei kit che aiutano nella pulizia di denti e nel renderli più bianchi: i risultati sono soddisfacenti nel giro di un paio di settimane.

Tuttavia l’intervento che consente una durata maggiore nel corso del tempo è sempre quello del dentista. I centri specialistici che praticano azioni di questo tipo sono oramai tanti  – si parla anche in Italia della moda dello sbiancamento.

Una città nel nostro paese è all’avanguardia in questo tipo di trattamenti: il capoluogo partenopeo. Sono molti infatti i dentisti che praticano lo sbiancamento denti Napoli forti di una lunga tradizione di professionisti in città che spesso tramandano in modo familiare la professionalità e la competenza garantendo quindi grande preparazione.

Epilessia: dalla diagnosi all’integrazione sociale

Epilessia: dalla diagnosi all’integrazione sociale

Ruolo e importanza della certificazione medica per il raggiungimento della piena cittadinanza e integrazione sociale per le persone con epilessia.

Padova, 6 marzo 2010 ore 9.20 presso l’Aula magna P160, Dipartimento di Pediatria Ospedale Civile di Padova, via Giustiniani 3.

COMUNICATO STAMPA

“Epilessia: dalla diagnosi all’integrazione sociale”. Questo è il tema del seminario informativo, congiuntamente promosso dalle associazioni AICEAssociazione Italiana Contro l’Epilessia: associazione laica – e LICELega Italiana Contro l’Epilessia: associazione dei medici – che si terrà sabato 6 marzo 2010 ore 9.20 presso l’Aula Magna P160 del Dipartimento di Pediatria dell’Ospedale Civile di Padova. Seguiranno le Assemblee Regionali AICE e LICE in aule distinte.

L’epilessia, riconosciuta come “malattia sociale” dal 1965 interessa direttamente tra lo 0,5 e l’l per cento della popolazione italiana, circa 500.000 cittadini con 25.000 nuovi casi l’anno. Di questi solo un numero molto limitato di casi sono quelli che guariscono. Se circa il 30 % non trova ancora oggi una terapia adeguata, è pur vero che la maggioranza riesce a controllare terapeuticamente le crisi conducendo una vita normale.

Tuttavia, come ha affermato un noto epilettologo americano, Lennox, “Il soggetto con epilessia soffre più che per la sua malattia per tutto ciò che essa comporta, soprattutto a livello sociale”.

A cominciare dalla scuola. Sebbene esistano delle precise direttive ministeriali relative alla somministrazione dei farmaci in orario scolastico (pubblicate il 25 novembre 2005 e trasmesse con Nota 2312 del 25/11/05 del Ministero dell’Istruzione) molto spesso esse vengono disattese sia dal pregiudizio del personale docente, sia dallo scarso livello di informazione e di conoscenza da cui deriva l’ansia di rapportarsi con il bambino e il rifiuto di mettere in atto anche semplici provvedimenti. Questo molto spesso provoca l’emarginazione degli scolari che si trovano non soltanto a dover scontare le limitazioni e i disagi che la malattia induce, ma anche una situazione che, invece di favorirne l’integrazione, ne accentua la sensazione di sentirsi “diversi”.

Sul fronte del lavoro, la situazione è molto spesso preoccupante. In campo sociale, è proprio nel mondo lavorativo che si assiste alle discriminazioni maggiori. La legge stabilisce che le persone affette da epilessia con invalidità sono solo quelle che manifestano comunque la crisi nonostante il trattamento farmacologico. Vengono dunque esclusi da qualsiasi agevolazione prevista dalla 68/99 (“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”) circa l’80% dei 500.000 cittadini italiani che soffrono di epilessia, senza contare che le stesse tabelle di riferimento utilizzate per il calcolo della percentuale di invalidità sono incomplete per quanto concerne l’effettivo grado di “efficienza lavorativa”. Il datore di lavoro, soprattutto se privato, è comunemente molto spaventato dalla semplice parola “epilessia” e ciò rende normalmente più difficile l’inserimento lavorativo. Questo atteggiamento può spingere anche il richiedente a nascondere la propria condizione esponendosi, in caso di crisi, al licenziamento o alla non-copertura assicurativa in caso di incidente.

Anche ai casi di guarigione, pur limitati a fronte della vasta popolazione affetta da epilessia, viene negato il riconoscimento della superata condizione patologica imponendo, nonostante la normalità della condizione di salute, il persistere delle limitazioni generate dalla precedente e superata condizione patologica.

Emblematico è il caso della patente di guida. L’appendice II all’Art.320 del Decreto del presidente della repubblica 16/12/92, n. 495 “Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada”(G.U. 28/12/92, n.303 S.O.), limitando la validità della patente a soli due anni e impedendo che la patente di guida delle categorie C, D, E sia rilasciata o confermata ai “candidati o conducenti in atto affetti o che abbiano sofferto in passato di epilessia” di fatto crea una discriminazione ingiustificata nei confronti di chi si sia definitivamente lasciato alle spalle la malattia. La comparsa del termine “epilessia” nella vita di una persona, sia che questa non comprometta la capacità di guida, sia che risulti controllata terapeuticamente o sia scomparsa in quanto guarita, determina la limitazione della validità della patente al massimo di due anni e la negazione per le categorie C, D, E. Come è stato giustamente fatto notare dall’On. Barbara Saltamartini, relatrice della Proposta di Legge n.2060/09 (“Norme per il riconoscimento della guarigione e per la piena cittadinanza e l’integrazione sociale delle persone affette da epilessia”): “Con l’epilessia la qualità della vita è fortemente compromessa dal persistente preconcetto ancor più che dalla stessa patologia”. In attesa dell’approvazione della PdL 2060/09, un importante precedente verso la rimozione di un’ingiusta discriminazione è stata la sentenza del TAR del Veneto (Sentenza n.73 del 2009) che ha riconosciuto la guarigione di persona con superata epilessia evidenziando come in relazione all’articolo 320 del decreto 495, “l’ambito applicativo della disposizione non si può ragionevolmente estendere- configurando altrimenti un’ingiustificabile discriminazione- fino ad includere quei soggetti i quali non presentano un rischio superiore alla media della popolazione di manifestare in futuro una determinata malattia, pericolosa per la circolazione stradale”.

Fondamentale è, dunque, il ruolo che assume la certificazione medica nella rimozione degli ostacoli di natura giuridica e sociale per il pieno riconoscimento della persona con l’epilessia. Non solo una corretta diagnosi ma una corretta certificazione, che attesti quelle che sono le reali, e non le presunte, limitazioni delle persone affette da epilessia costituiscono il primo passo per un concreto inserimento sociale, in linea con quanto recita la nostra Costituzione all’art. 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [….] E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.

Per informazioni e contatti

Aice Padova

assaice.padova@libero.it

Univet in Spagna: innovazione e qualità al Sicur 2010

Oggi 2 marzo 2010 inaugura a Madrid il Sicur 2010, Salone Internazionale della Sicurezza. Un evento di grande portata che vede la partecipazione di Univet srl, azienda bresciana specializzata nella progettazione e nella produzione di dispositivi ottici di protezione (DPI) e di sistemi ingrandenti destinati alla chirurgia e all’odontoiatria.

Dallo stand 4F21 Univet presenta la vasta gamma di dispositivi ottici di protezione studiati per il settore industriale, medicale e per chi opera in condizioni estreme e di pericolo (vigili del fuoco e protezione civile).

Inoltre presenterà, per la Prima volta in Spagna, la nuova linea di prodotti con sistema SOFTPAD®, l’innovativo brevetto ideato da Univet appositamente per i dispositivi di protezione visiva.

L’importante contributo delle associazioni nazionali di formatori della sicurezza sul lavoro

sicurezza sul lavoro Da diversi anni, in Italia è in tutta Europa crescono sempre più della attività con lo scopo di formare i dipendenti di qualunque azienda (e di qualunque settore) per quanto riguarda la sicurezza.

Ogni associazione nazionale di formatori della sicurezza sul lavoro si avvale si esperti professionisti che, avendo studiato approfonditamente l’ultima legge in materia di sicurezza, sanno di cosa ha bisogno ogni specifico lavoro. Per cui qualunque azienda le può contattare per affidare anche l’intera “sezione sicurezza” aziendale.

L’importanza di questa particolare attività è riconosciuta a livello europeo. Infatti l’Unione Europea sovvenziona in parte la formazione (non solo quella sulla sicurezza) con dei fondi che contribuiscono a migliorare sempre più il servizio reso e la finalità dell’insegnamento.

Il lavoro del formatore è quello di recarsi nelle aziende dalle quali viene chiamato, e insegnare ai lavoratori come utilizzare i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) e come riconoscere ed evitare le situazioni di pericolo durante le 8 ore di lavoro.

Il formatore ha un compito ancora più arduo del normale insegnamento; deva riuscire (cosa sempre molto difficile) ad inculcare una certa coscienza della sicurezza ai suoi ascoltatori, perché proprio una coscienza del genere è il modo migliore per diminuire il più possibile i rischi di incidente.

Altra attività molto importante portata avanti da queste associazioni è la formazione dei futuri formatori; un sistema che oltre a aumentare il numero dei formatori in Italia (molto richiesti) può dare concrete possibilità di lavoro a molti giovani esperti e volenterosi.

Igen: il gel per l’igiene e disinfezione mani presidio medico chirurgico

I gel per l’igiene delle mani e la prevenzione della trasmissione per contatto di virus batteri e funghi non sono tutti uguali e quindi tutti efficaci. Bisogna infatti distinguere fra i gel cosmetici, che non forniscono alcuna garanzia di disinfezione e i gel alcolici, che sono registrati come P.M.C. (Presidio Medico-Chirurgico), sono approvati dal Ministero della Salute e contengono una quantità di alcol tale da renderli efficaci per la disinfezione della cute (almeno il 60%).
Per questo motivo Eurospital propone oggi anche in farmacia Igen, un gel igienizzante mani che già viene utilizzato in ambito ospedaliero e che è stato realizzato e pensato per l’igiene e la disinfezione delle mani del personale sanitario impegnato in una prevenzione quotidiana e continuativa della trasmissione di virus, batteri e funghi (basti pensare al solo lavaggio chirurgico necessario prima di ogni operazione).
La registrazione come Presidio Medico-Chirurgico è certifica dal numero di registrazione che viene riportato su ogni singola confezione e che quindi garantisce l’attività di disinfezione del gel.
Igen, inoltre, è anche testato clinicamente per quanto riguarda l’impatto sulla salute della pelle. Uno studio clinico dermatologico, condotto su volontari sani, ha confermato che Igen non alterare la normale fisiologia della pelle e ne aumenta l’idratazione anche dopo ripetute applicazioni protratte nel tempo.
Igen infine è un gel igienizzante mani che, come consigliato dalle linee guida dell’OMS sull’igiene delle mani, non contiene profumi o essenze che potrebbero causare dermatiti allergiche da contatto o sensibilizzazione delle vie respiratorie.

Autotrapianto di Capelli, prima e dopo.

E’ oramai superfluo discutere di quante categorie di persone sono soggette oggi alla Calvizie comune e di quante e quali siano le cause che portino un individuo a ricorrere ad un autotrapianto di capelli.

Purtroppo oggi la calvizie è un problema estetico importante, ma nel campo medico sono stati fatti passi da gigante e con un buon intervento di infoltimento di capelli si possono ottenere risultati quanto mai naturali e sicuramente definitivi. Per la maggiore oggi si interviene con un intervento di chirurgia tricologica, ridistribuendo i bulbi piliferi prelevati dal la zona nucale in zone maggiormente povere.

I risultati sono veramente sorprendenti e sicuramente naturali come si evince da queste foto trapianto di capelli, le immagini pre e post operatorie infatti, danno un’idea dei notevoli effetti estetici della chirurgia della bellezza, per non parlare poi della stabilità psicologica che si instaura nel paziente.

La chirurgia Tricologica ha fatto passi da gigante per risolvere il problema della Calvizie.

La tricologia ha iniziato ad interessarsi del problema della calvizie nella seconda parte del nostro secolo ma solo il suo progressivo perfezionamento ed innovative applicazioni chirurgiche hanno permesso, oggi, di raggiungere risultati sempre più naturali e soddisfacenti.

La chirurgia tricologica da qualche anno sta sperimentando la tecnica del prelievo diretto delle unità follicolari dalle zone donatrici (tecnica peraltro conosciuta come FUE ed ideata da Woods a Campbell) e il reimpianto immediato delle zone riceventi.

I risultati sono molto soddisfacenti dando una estetica superiore e una morbilità bassissima.

Negli ultimi tempi la letteratura scientifica internazionale si sta arricchendo di contenuti a proposito di questa innovativa tecnica, che tuttavia sino ad ora pochi praticano, ma che sta iniziando ad avere crescita e diffusione.

Da un punto di vista più strettamente tecnico, la tecnica consiste nel preparare dapprima l’area donatrice, che viene rasata fino ad ottenere capelli corti 1,5mm, con successiva infiltrazione di anestetici locali per indurre analgesia sottocutanea. Per una corretta ed efficiente esecuzione della metodica è indispensabile disporre di: un microscopo specifico binoculare con la possibilità di ingrandimento da 6 a 10 volte il campo, in maniera tale da ottenere una buona visualizzazione; di punch specifici manuali o automatici, di differente forma e dimensione (da 6 a10 mm di diametro) per estrarre le unità follicolari.

E’ fondamentale stabilire il corretto posizionamento del punch quando si penetra sottocute, in modo tale che ne risulti una certa angolazione dell’inserzione tra lo strumento e l’unità follicolare, evitando in tal modo la trans dissezione che compromette la qualità e la vitalità dell’unità follicolare stessa.

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