Elezioni Regionali Liguria 2010: Claudio Regazzoni e il suo impegno per i giovani
Claudio Regazzoni, cosa la motiva a candidarsi per il Consiglio Regionale della Liguria, in questa tornata elettorale, il 28 e il 29 marzo 2010, all’età di 62 anni?
Per me questa sfida significa dare un segno di responsabilità, e di impegno, verso la società, le persone, i giovani.
Affronterò tale sfida perché il lavoro che, in questi giorni, per sostenermi, si sta facendo possa avere una continuità al di là del risultato - in termini di preferenze di voto - che otterrò.
Cosa intende, Regazzoni, per continuità? Qualcosa riferito a se stesso, oppure agli altri?
Io sogno di vedere realizzata la continuità dell’impegno e del contributo dei ragazzi che già oggi sono in politica, o che, dedicandosi al volontariato sociale, fanno azione politica. Ragazzi che, per come investono il proprio tempo e le proprie motivazioni in tali attività, possono essere fonte di speranza per quanto riguarda il riscatto della volontà del cambiamento.
Claudio Regazzoni, quindi il suo impegnarsi politicamente è un modo per cercare di dare sostegno e ascolto e incarichi di responsabilità ai nuovi talenti giovanili, spesso tenuti in disparte o poco valorizzati?
Certamente. Perché i giovani servono, sono, anzi, indispensabili: sono, ad esempio, il futuro della GAU, a Struppa, sono il futuro delle Associazioni in genere; e si pongono in un rapporto intergenerazionale laddove le Associazioni operano, come l’Auser, a stretto contatto con gli anziani, favorendo socializzazione, invecchiamento attivo, partecipazione alla vita della comunità.
I giovani sono sicuramente il sale della democrazia, così come l’investire su di essi è il sale della democrazia. Perché senza le motivazioni dei giovani e del loro impegno non si costruisce il futuro di una società.
Come pensa sia possibile trasmettere ai giovani l’entusiasmo e la speranza che ancora animano persone, anagraficamente più grandi, come lei?
I giovani di oggi faticano ad avere prospettive a lungo termine. Sono stretti dentro un sistema – chiuso, demotivante, indifferente alle loro potenzialità - che li costringe a vivere le emergenze e la precarietà del presente pressoché in solitudine – perché le reti sociali sono smagliate ed inesistenti – e senza speranza di futuro.
Quelli della mia generazione, e quelli che con me hanno messo tutto se stessi per fondare, migliorare e mantenere in vita un progetto di associazionismo solidale come quello della GAU, volto a migliorare la qualità della vita dei residenti di un quartiere periferico e degradato, quale era una volta Struppa, provengono da una storia dove l’impegno che ci si dava era un impegno lungo. Urgeva, a quei tempi, la necessità di costruirsi, e di costruire, un futuro migliore, ma nella consapevolezza che ciò avrebbe richiesto fatica, frustrazioni, e tempo. Ci mettemmo allora assieme per cercare di capire se, insieme, avremmo potuto fare qualcosa per gli altri.
Ci scoprimmo così a pensare che, con il nostro impegno e la nostra azione, avremmo potuto contribuire a cambiare, in meglio, il mondo attorno a noi.
Io credo quindi che ai nostri giovani dovremmo trasmettere questo: il sogno di cambiare non è un sogno astratto, ma è la prassi concreta che le persone, insieme, possono produrre.
Fonte: articolo tratto dal discorso di Claudio Regazzoni nel corso della cena di sostegno (6 marzo 2010) alla sua campagna elettorale “Regazzoni: un giovane sogno unito ai giovani“